L’informatica comprende tutte le tecniche di trattamento automatizzato dell’informazione, dall’hardware fisico (processore, memoria, archiviazione) fino ai livelli software che consentono di sfruttare questi componenti. Questa definizione è rimasta stabile per decenni, ma i rischi associati all’uso quotidiano di un computer o di una rete stanno cambiando rapidamente. Comprendere queste evoluzioni consente di fare scelte tecniche più solide, sia che si inizi da zero o che si gestisca già un parco macchine.
Esfiltrazione di dati: una minaccia che supera il ransomware
Bloccare un disco rigido per riscatto non è più il modus operandi dominante. Il Panorama della cyberminaccia 2025, pubblicato l’11 marzo 2026 dall’ANSSI, conta 196 incidenti di esfiltrazione di dati nel 2025, contro 130 nel 2024. Nello stesso periodo, sono state registrate 128 compromissioni da ransomware. Il furto discreto di file ha quindi preso il sopravvento sulla crittografia distruttiva in volume di casi segnalati.
Questo cambiamento modifica le priorità di difesa. Le sole copie di sicurezza non sono più sufficienti a proteggere un sistema, perché ripristinano file dopo un blocco ma non recuperano una fuga già diffusa. Limitare i diritti di accesso, segmentare la rete e monitorare i flussi in uscita diventano pratiche da applicare, anche su una postazione personale.
Per approfondire questi temi e trovare guide regolarmente aggiornate, le informazioni informatiche su Labo Linux coprono un ampio ventaglio di argomenti legati alla sicurezza e all’amministrazione dei sistemi.

Dispositivi di rete esposti: firewall e gateway come porte d’ingresso
Un firewall mal configurato espone tanto quanto protegge. L’ANSSI segnala che gli attaccanti mirano in primo luogo ai dispositivi situati al confine della rete, chiamati “edge devices”: firewall, gateway anti-spam, router la cui interfaccia di amministrazione è raggiungibile da Internet. Sfruttare vulnerabilità note su questi dispositivi non richiede competenze eccezionali.
Tre azioni riducono significativamente questo rischio:
- Applicare ogni aggiornamento del firmware non appena viene pubblicato, in particolare le patch di sicurezza contrassegnate come critiche dal produttore.
- Disattivare qualsiasi interfaccia di amministrazione accessibile dall’esterno della rete locale, o limitarla a un indirizzo IP specifico tramite un filtro.
- Sostituire i dispositivi che hanno terminato il supporto del produttore, che non ricevono più patch e rimangono vulnerabili senza limiti di tempo.
Un router di consumo il cui password predefinito non è mai stato modificato rappresenta esattamente il bersaglio che scanner automatizzati individuano in pochi minuti. Queste misure valgono tanto per una rete domestica quanto per una piccola impresa.
AI Act europeo: obblighi progressivi per i software a rischio
Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (AI Act) organizza un calendario di entrata in vigore per fasi. I sistemi di IA considerati come presentanti un rischio inaccettabile sono soggetti a un divieto, mentre le categorie a rischio minore seguono scadenze successive.
I sistemi di IA classificati ad alto rischio secondo l’Allegato III del regolamento sono soggetti a obblighi specifici. Reclutamento automatizzato, valutazione del credito, identificazione biometrica: questi usi comportano per i fornitori requisiti di trasparenza, documentazione tecnica e gestione dei rischi.
Cosa cambia per un utente o una PMI
Anche senza sviluppare un modello di IA, qualsiasi azienda che utilizza un software che integra intelligenza artificiale in un settore ad alto rischio deve assicurarsi che il proprio fornitore rispetti il quadro normativo. L’utente finale può essere qualificato come “distributore” ai sensi del regolamento, il che comporta obblighi specifici di monitoraggio e segnalazione.
Catalogare gli strumenti software in uso e identificare quelli che includono componenti di IA costituisce un primo passo concreto.

Cybersecurity quotidiana: i riflessi che contano
Le email di phishing rimangono il principale vettore di attacco contro i privati e le piccole strutture. La loro sofisticazione è aumentata negli ultimi anni, soprattutto grazie a strumenti di generazione di testo che rendono più difficile la rilevazione visiva.
Alcune pratiche concrete riducono fortemente l’esposizione:
- Attivare l’autenticazione a due fattori su ogni servizio che la offre, privilegiando un’app generatrice di codici piuttosto che un SMS.
- Utilizzare un gestore di password per non riutilizzare mai lo stesso identificativo su più siti.
- Verificare l’indirizzo di spedizione e il dominio dei link prima di cliccare, anche quando il messaggio sembra provenire da un contatto noto.
- Mantenere il sistema operativo e il browser aggiornati, poiché la maggior parte delle patch pubblicate ogni mese colma vulnerabilità attivamente sfruttate.
Nessuna competenza tecnica avanzata è richiesta. Questi riflessi si basano su una disciplina regolare piuttosto che su un investimento materiale.
Archiviazione e backup: due concetti distinti
La archiviazione si riferisce allo spazio in cui risiedono i file attivi: disco rigido, SSD o cloud. Il backup si riferisce a una copia separata, ospitata su un supporto o un servizio diverso, destinata a ripristinare i dati in caso di perdita. Confondere i due espone a perdere tutto in caso di guasto o attacco.
Una regola comune nelle guide di cybersicurezza raccomanda di conservare almeno tre copie dei dati, su due tipi di supporti diversi, di cui una off-site. Questo approccio rimane pertinente di fronte alle esfiltrazioni così come ai ransomware.
Le obbligazioni legate all’AI Act aggiungono uno strato normativo per le aziende che utilizzano software che integrano intelligenza artificiale. Mantenere i propri dispositivi aggiornati, strutturare i propri backup e comprendere la natura delle minacce attuali rimangono i tre pilastri di un utilizzo affidabile di un sistema informatico, a prescindere dalle sue dimensioni.



